FIBRARTE CULTURA - spettacoli per bambini

SU PRENOTAZIONE
Idoneità: 3-10 anni

spettacolo di burattini

DENTRO LA SCUOLA
dentrolascuola
COMPAGNIA TEATRALE

Pupi di Stac

GENERE
Burattini

DURATA SPETTACOLO
55 minuti

IDONEITA’ CONSIGLIATA
3-10 anni

DATA
Su prenotazione

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IL GATTO CON GLI STIVALI
INTERVENTO DENTRO LA SCUOLA

Allegra versione burattinesca della celebre fiaba. Gli attori/animatori escono dal teatrino a stretto contatto con gli spettatori la cui collaborazione è indispensabile per la riuscita dello spettacolo.

TRAMA

Si apre in maniera familiare con un attore che comincia a modo suo il racconto della fiaba. Viene però sostituito da un secondo narratore che lo corregge e imposta la storia dal proprio punto di vista. La terza versione, quella giusta, dà inizio al vero e proprio  spettacolo e all’entrata in scena dei burattini. Beppino, il figlio minore del mugnaio, ha avuto in eredità soltanto un gatto e non se ne dà pace.  L’animale, parlante, però si mostra subito ben determinato, si mette vestito e stivali  e subito cattura una lepre da regalare al Re, dopo una scena buffa con una sciocca guardia. Poi, dopo avere rassicurato il padrone, cattura una seconda preda: una pernice, e torna a farne omaggio al sovrano. Ci è piaciuto non far finire in pentola i due doni, invero selvaggina assai prelibata, anche questo per la volontà già evidenziata di attenuare il forte cinismo del gatto arrivista. Il Re è riconoscente e medita di far sposare la figlia al gentilissimo Marchese che gli ha inviato i due regali.  Allora il Gatto fa spogliare Beppino dei suoi poveri panni, lo manda a tuffarsi nel fiume e inscena un quasi affogamento per ottenere dal Re degli abiti degni di un giovane nobiluomo.   Qui entrano in gioco i bimbi del pubblico che, istruiti a dovere, testimoniano che tutte le terre attorno al teatrino, che il sire sta visitando, appartengono al Marchese di Carabà. Il Gatto ora deve procurare un Castello degno del suo nobile padrone: cerca in uno strano Convento di frati, poi nella casetta di una vecchia sorda, infine si addormenta.   Il pubblico lo fa risvegliare e per incanto ecco il Castello dell’Orco.  Giocando sulla vanità e l’arroganza dell’omaccione, sempre con l’intervento dei bambini,  il Gatto conquista una prestigiosa dimora per l’ingenuo padrone.  Appena in tempo perché arrivano il Re, la figlia e  Beppino. Si parla già di fidanzamenti, di nozze e di cerimonie, ma il ragazzo ha bisogno di dire la verità e rivela di essere uno spiantato arrivato fin lì grazie alle astuzie del servitore animale. Commosso da tanta sincerità il Re non si oppone al fidanzamento e dà inizio alla festa finale e ai ringraziamenti di rito.

NOTE ARTISTICHE
La celeberrima fiaba, conosciuta a partire dal 1600 (Basile, Perrault) è nota ai più nella traduzione di Carlo Collodi del 1875.  In questa allegra versione burattinesca si prendono un po’ le distanze dall’impostazione moralistica e con vena più scanzonata ed ironica si punta l’attenzione sul personaggio del Gatto, nella cui scaltrezza il pubblico dei bambini volentieri s’immedesima, quasi ad esorcizzare le difficoltà e le inadeguatezze dei piccoli di fronte al complesso mondo degli adulti. L’allestimento si avvale di  scenografie intercambiabili su  tavolo. L’animazione, nascosta ed a vista, favorisce il rapporto con il pubblico che è chiamato a più riprese dal Gatto a partecipare all’azione. La storia del Gatto con gli Stivali, nelle innumerevoli edizioni letterarie e cinematografiche, è pur sempre la storia di una carriera sociale ottenuta con l’inganno.  Altamente immorale, dunque, ancorché divertente ed emozionante.  Per questo motivo ci sono varie versioni che finiscono con la punizione del Marchese di Carabas e con il crollo di ogni illusione di ricchezza e benessere. Già la premessa della vicenda, un’eredità mal ripartita, è la quintessenza dell’ingiustizia.  E allora? Che esempio diamo ai piccoli spettatori? A noi è piaciuto comunque tantissimo interpretare la fiaba e abbiamo cercato di rimediare a queste pecche fondamentali con una lettura scanzonata e sopra le righe, ma soprattutto inserendo la sincera confessione finale dell’inganno da parte dello sprovveduto protagonista. E’ vero che l’Orco viene di fatto ucciso e derubato di tutti i suoi averi, ma si sa: nelle fiabe gli orchi e le streghe sono cattivi per definizione, pregiudizialmente, per cui devono soccombere e basta. In fin dei conti forse l’insegnamento più giusto è proprio quello di mostrare come nel mondo sia inevitabile un po’ di ingiustizia e che chi vuole farsi strada deve aiutarsi con l’ingegno e con una piccola dose di furbizia.

 

SCHEDA TECNICA

Di: Enrico Spinelli

Regia: Pietro Venè

Burattini: Pupi di Stac

Costumi: Pupi di Stac, Beatrice Carlucci

Scenografie: Enrico Guerrini

Musiche: Enrico Spinelli

Pubblico (anni): 3-10

Durata: 55 minuti

Ambienti (spazi): Baracca tripla di 5 metri su palco, possibili riduzioni anche su tavolo.

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